“Dopo l’emergenza sanitaria da coronavirus, si sta ora entrando nella fase di emergenza lavorativa ed emergono ogni giorno problemi legati alla gestione della situazione nei settori più colpiti, in particolare quello turistico e termale”. È quanto afferma il Consigliere regionale Massimiliano Barison (Veneti Uniti) che aggiunge: “La ripresa dopo il lockdown non è stata immediata, ma si presenta lenta e graduale per il settore turistico termale tanto che a preoccupare gli operatori termali è il fatto che già dalla prossima settimana terminino le 14 settimane concesse dai decreti di marzo e rilancio e i lavoratori termali, che sono in forza agli stabilimenti, ma che di fatto non lavorano perché mancano i clienti, si trovino senza ammortizzatori sociali”.

“Dal 17 marzo sono state previste prima 9 settimane di Fis e poi, con l’ultimo decreto rilancio, se ne sono aggiunte altre 5 arrivando complessivamente a 14 settimane usufruibili fino ad agosto alle quali poi, dal primo settembre, se ne potranno agganciare altre 4 – spiega Barison – facendo due conti le attività termali che occupano un terzo di tutti i lavoratori del bacino termale euganeo, dunque più di 1500 lavoratori, in reparti cure, piscine termali, i fanghini, massaggini e altri, con il blocco dei licenziamenti per motivi economici fissato per legge fino al 17 di agosto, non avranno alternative e dovranno accollarsi i costi degli stipendi anche se il lavoro non c’è: colpo di grazia per il comparto termale”.

“A questo punto è urgente e necessario l’intervento del Governo al fine di concedere al settore termale, che ha un suo specifico codice ateco, di anticipare subito l’utilizzo delle 4 settimane di Fis previsto da settembre, magari con una circolare ministeriale, così come già accade per il settore turistico alberghiero – continua il Consigliere dell’area civica – anche se comunque a rimanere aperto è il problema degli ammortizzatori sociali in generale che così arriverebbero a coprire tutti i lavoratori fino a metà luglio, sia per il settore alberghiero che per quello termale, lasciandoli poi scoperti per il resto dell’anno.

Resta poi irrisolto anche il problema dei lavoratori stagionali che non sono stati riassunti quest’anno sempre a causa dell’emergenza covid e che hanno terminato o stanno terminando la Naspi questi a tutt’oggi si trovano ad essere disoccupati e senza ammortizzatori sociali e non è difficile immaginare il loro disagio sociale”.

“Non c’è dubbio: serve un intervento di allungamento degli ammortizzatori sociali per accompagnare la fase di ripartenza post covid – conclude Barison – è impensabile che le aziende turistico termali, ma anche di altri settori, si accollino i costi dei dipendenti senza lavorare, ciò le porterebbe inevitabilmente a chiudere definitivamente causando un vero e proprio disastro economico e sociale per il nostro territorio”