La Plastic tax è una follia impositiva spacciata come misura di tutela ambientale quando è tutt’altro che ecosostenibile, anzi,  mentre mette a rischio oltre 1.300 imprese solo nel Veneto, che producano ricchezza per circa 6 miliardi di €,  con circa 30 mila posi di lavoro a repentaglio” Così in estrema sintesi Massimiliano Barison del gruppo consiliare regionale di Veneti Uniti ha presentato la mozione “Plastic Tacx una misura per far cassa che mette in ginocchio aziende e lavoratori della Filiera veneta” di cui è estensore e primo firmatario. “L’Italia è il secondo produttore in Europa di imballaggi plastici con un fatturato di 12 miliardi nel 2018 e 50 mila occupati. Dopo la Lombardia il Veneto è la regione più penalizzata dall’introduzione della Plastic Tax che non ha alcuna valenza ambientale come in troppi sostengano senza alcuna evidenza scientifica. – ha detto Barison – Siamo alla demagogia di basso livello, basti pensare che le plastiche farmaceutiche sono esonerate da questa nuova imposizione e la regione leader in questo segmento specifico è l’Emilia Romagna, che va al voto il prossimo gennaio. Casualità?  Non credo. E’ vero, invece, che oggi le imprese del settore pagano il contributo Conai dello 0,33 per cento al chilogrammo per la raccolta e riciclo degli imballaggi plastica per un totale di 450 milioni l’anno dei quali 350 vengono versati ai Comuni per garantire la raccolta differenziata” Alle parole di Barison ha fatto eco Piero Dalla Libera capogruppo di Veneti Uniti: “La Plastic tax serve solo a fare cassa, non ha alcuna valenza di scopo, non serve a sviluppare impianti di riciclo o agevolare il riuso, né, tantomeno a sostenere il raggiungimento degli obiettivi ambiziosi e rigidi posti dall’Unione Europea per il 2030. Questa tassa – ha detto Dalla Libera – rischia di creare danni alle nostre imprese e generare solo disoccupazione, proprio nel momento in cui la nostra economia sta rallentando”. Alla conferenza stampa hanno partecipato anche l’assessore regionale Roberto Marcato che ha sottolineato come “questa imposta è frutto di un ambientalismo da osteria, è conseguenza della cultura della decrescita infelice: la ricchezza si fa difendendo i posti di lavoro e lavorando con le imprese”. Una ampia messe di dati sono stati quindi forniti da Luca Iazzolino, presidente Unionplast visibilmente preoccupato per lo stato di confusione e di estrema incertezza che sta vivendo il settore con gravi ripercussioni sugli investitori davanti all’ipotesi “dell’istituzione di quello che impropriamente è definita tassa ma che tecnicamente si presenta come imposta di fabbricazione, al pari delle accise, con il sostanziale raddoppio dell’imposizione fiscale. Nel volgere di pochi giorni le nostre imprese dovranno sostenere un nuovo regime impositivo per il quale non sono attrezzate. Si pensi che un chilo di materia prima costa circa 90 centesimi di € sui quali avremo nella prima ipotesi presentata dal governo 1.82 €di imposta di fabbricazione”. “Si tratta di dati più che allarmanti – ha concluso il consigliere Barison – Bisogna impedire che questa follia travolga le nostre imprese: la Plastic Tax deve essere stralciata dal disegno i legge del Bilancio”.